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LO STUDIO DEI COLORI the colours’ study |
Il mistero colore quale premessa
Il colore è un mistero, un mistero complesso. L’etimo ci conduce al latino celare e celare vuol dire nascondere. Il colore nasconde. Nasconde forse qualcosa l’azzurro intenso della volta del cielo? o il giallo luminoso del sole, o il rosso cupo del nostro sangue? ![]() Il colore nella nostra vita civilizzata è scontato, abbondante e saturo: sprecato si potrebbe affermare! Gli eventi di colore che la natura ci presenta pare non ci emozionino più perché appaiono tenui rispetto al violento paesaggio di colore urbano, artificiale o virtuale a cui ci stiamo assuefacendo. Tutto è estremamente, ripetutamente, pervicacemente colorato. Tutto è ricoperto di colore deciso, forte, saturo, brillante: dall’abbigliamento alle automobili, dagli elettrodomestici ai giocattoli, dai mobili ai cibi, dalle bevande alle medicine, dalla carta stampata alla telefonia, dai detersivi ai video. Sembra un binomio indivisibile: colore=oggetto. Ma il destino finale dell’oggetto è diventare rifiuto, rifiuto colorato. E non sarà certo il colore a permetterci di distinguere ciò che è degradato da ciò che non lo è perché tutto è colorato che sia bello o brutto, vero o falso, innocuo o dannoso. Eppure il permanere del colore è una conquista relativamente recente dell’industria chimica che attraverso la manipolazione sintetica ha reso inalterabile e indistruttibile non solo l’oggetto ma anche il colore. C’è una storia dell’umanità attraverso i colori che non è meno interessante di tante altre storie, che raccontano del pensiero e dell’azione dell’Uomo sulla materia. Storie di conquiste, di guerre, di invasioni per rubare il colore dove c’era; storie di viaggi e di commerci per il colore; storie di terre coltivate, scavate, di paesaggi per il colore; storie di animali allevati e sacrificati per il colore; storie di generazioni di tintori e conciatori costretti a respirare tra l’orina e l’umidità per il colore; di segreti artigiani custoditi e tramandati per il colore; storie di riti e religioni nel colore; storie di colori rari, proibiti per il popolo; storie di uomini che ricercano il segreto della materia e nelle trasmutazioni di colore riconoscono il primo segnale del mutamento; e ancora le infinite storie di artisti e dei loro colori che portano il loro nome. Tuttavia, ancora più interessante sarebbe una storia della percezione del colore perché nonostante la diffusione e la tecnologia il mistero del colore rimane chiuso nei confini dell’appercezione individuale e i misteri sono molti. E’ un privilegio dei nostri tempi poter vedere tutti questi colori? Eppure ci sono colori “estinti”, colori che non è possibile riprodurre chimicamente o viceversa ci sono veramente colori nuovi? Può sembrare ozioso, eppure tutto quello che vediamo, colorato o meno, è il sostanziale nutrimento dell’organo più avido e insaziabile che noi possediamo: l’occhio. Ma la vista del colore porta nutrimenti altri, più sottili, che penetrano così profondamente dentro di noi da perderne la coscienza. In alcuni testi spesso si trova la definizione e classificazione del colore quale radiazione del tipo luminoso misurabile sotto forma di lunghezze d’onda (frequenze di vibrazioni) ma pare che noi umani possediamo la facoltà di vedere (vedi tabella in alto) solo quelle frequenze vibratorie che appunto corrispondono a ciò che noi chiamiamo colori. Con un gioco associativo tra l’etimo e questa tabella si potrebbe affermare che non solo vediamo veramente poco ma che quello che vediamo potrebbe oltretutto nascondere qualcosa! Molte le teorie sul colore, poche le certezze. Le sue applicazioni tecniche mutano a seconda del mezzo usato: per il pigmento materico usato in pittura (colori ad olio, tempera, ecc.) o le vernici per la stampa si considerano primari una triade composta di blu, rosso e giallo che mescolati rispettivamente tra di loro ne creano un’altra e così via tutte le combinazioni teoricamente infinite. Quando invece usiamo il colore come luce colorata (fotografia, televisione, video applicazioni) dobbiamo sostituire al giallo, il verde altrimenti le combinazioni non funzionano. Ancora: se sovrapponiamo tutti e tre i pigmenti di materia, otteniamo una tinta molto scura quasi un nero, mentre se sovrapponiamo le tre luci primarie otteniamo il bianco! Per lo meno curioso: materiale ctonio sovrapposto crea lo scuro, materiale uranio sovrapposto rivela il chiaro. Ma l’aspetto più sorprendente è legato alla nostra memoria del colore. Possiamo ricordare esattamente molte cose, nomi, parole, numeri, facce, ma quella precisa nuance che ci ha colpito e che abbiamo memorizzato non siamo in grado di identificarla con la stessa sicurezza con la quale identifichiamo altre cose o forme. Sappiamo bene quanto sia inutile andare a comprare una spoletta di filo, un gomitolo di lana, o un tubetto di colore o altro ancora, senza portarsi dietro “un campione”. Il colore abbiamo bisogno di vederlo, di averlo sotto gli occhi, solo così possiamo fare un confronto e scegliere almeno la tonalità più vicina. Il colore sembra possedere una duplice costituzione: materiale in quanto visibile per gli occhi e immateriale penetrabile però attraverso questi il più profondamente possibile fin dentro le nostre cellule. Come comprendere la diversa qualità del messaggio? Che cosa ci comunica la percezione del colore? Il fenomeno naturale più spettacolare nel mondo del colore è senz’altro l’arcobaleno: ci appare sempre con le stesse modalità atmosferiche (sole/oscurità) e mantiene sempre lo stesso ordine di colori. Un misterioso ordine immutabile. Gli antichi greci lo personificavano nella figura di Iride quale messaggera tra il terrestre e il divino. L’esperienza di Noè e della sua gente conferma questo significato universale di comunicazione superna non verbale, segnica e cromatica, visibile certo, attraverso gli occhi, ma comparabile anche all’interno di noi stessi. Quell’arcobaleno che rassicurò e rallegrò i noetici sopravvissuti, ritorna continuamente nei nostri cieli sollecitando la meraviglia ai nostri sensi ottici, ma domandiamoci qual è, all’inizio di nuovi tempi, il suo messaggio per tutti noi? Michieletto | ||
In teoria la gamma dei colori è infinita. La nostra cultura non ha sufficienti termini per indicare le mille sfumature dei colori esistenti e percepibili. A volte prendono nome dall’oggetto naturale stesso: turchese e smeraldo dalla pietra, lilla, ciclamino, viola, rosa, fucsia dal fiore, marrone, arancione, limone, albicocca dal frutto, ecc. (.....) | ||
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MOSTRARE O CELARE to show or to mask |
Ciò che è fuori di noi
L'osservazione della realtà è la prima maestra per l'artista. L'osservazione degli altri artisti o meno, ovvero la cultura, potrebbe essere posta al secondo gradino. La ricerca personale assolutamente originale è il terzo elemento in una ipotetica lista di priorità rispetto alla propria ricerca.
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I colori e la funzione nella realtà |
Nonostante i grandi mezzi dispiegati dalla tecnologia sulla strada della tecnocrazia nessuno ha ancora chiaro a cosa servono i colori. Si può vivere, o meglio sopravvivere, in un mondo di bianco e nero. Ma il mondo è a colori. -------- Augusto Shantena Sabbadini. Noi siamo in grado di riconoscere complessità che sono vicino alla nostra. Che cosa può essere la coscienza di un serpente, di un verme o di un batterio è talmente lontano per noi che è difficile immaginarlo. Gabriella Caramore. A questo proposito: libertà creativa o qualcos’altro la complessità umana le neuroscienze si stanno occupando moltissimo del rapporto tra mente e coscienza anche in relazione al fenomeno religioso. Secondo lei, in maniera soddisfacente oppure manca quel qualcos’altro che le neuroscienze non vogliono o non prendono in considerazione? Augusto Shantena Sabbadini. C’è un fatto fondamentale che è un limite intrinseco a ciò che si può perseguire per questa via che è un fatto che è stato sottolineato dal filosofo australiano David Chalmers, c’è una sorta di discontinuità tra i processi cerebrali le neuroscienze e la coscienza e l’esperienza in prima persona. Per esempio l’esperienza del colore rosso è qualcosa che è radicalmente diverso dalla frequenza di un’onda elettromagnetica. Che cosa determina il fatto che la mia esperienza sia così com’è. (Dalla trasmissione radiofonica Radio3 Uomini e Profeti del 17 aprile 2016 dal titolo ‘Anima mundi 2: mente e natura, uomo e cosmo’) -------- Nero (.....) Comunque, il nero che quasi sempre appare nei sogni è quello negativo che si riferisce alla parte inferiore e sinistra della psiche umana e, come le tenebre, simboleggia tutto il male, il sinistro, la malinconia e la morte. Emilio Salas, Il grande dizionario dei sogni -------- (text coming soon) |
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